Come “Bitcoin Jesus” ha evitato la prigione, grazie a uno degli “amici di Trump”
L'articolo ProPublica su racconta come Roger Ver abbia evitato il carcere e l'estradizione negli USA per evasione fiscale.
Noto come "Bitcoin Jesus" per il suo ruolo pionieristico nella promozione di Bitcoin (deteneva circa l'1% dell'offerta iniziale), Roger Ver ex cittadino USA rinunciò alla cittadinanza nel 2014 (definendolo "il giorno più felice della mia vita") e si trasferì in Giappone, poi a Maiorca (Spagna).
Nella "Blocksize War" del 2017 si è schierato con i "big blocker" e fu forte sostenitore e promotore di Bitcoin cash.
Promuoveva Bitcoin come strumento per minare il potere dei governi su tasse e controllo monetario, e consigliava modi per nascondere redditi o evitare imposte.
Dal 2008, il governo americano richiede ai possessori di patrimoni elevati di pagare una "exit tax" sugli asset apprezzati.
Nel 2024, sotto Biden, il DOJ lo incriminò per uno dei più grandi casi di frode fiscale crypto: evasione di quasi 50 milioni di dollari in tasse. Ver mentì all'IRS negando di possedere Bitcoin (ne aveva almeno 130.664, valore ~73,7 milioni all'epoca) e nascose trasferimenti di ~240 milioni nel 2017.
Fu arrestato in Spagna e combatteva l'estradizione.
I procuratori avevano prove "solide come una roccia" (email, tracciamento asset) e lo vedevano come esempio deterrente contro l'evasione nelle crypto.
La svolta con Trump.
Dopo la rielezione di Trump (2024), Ver lanciò una campagna mediatica per un indulto (apparizioni su Tucker Carlson, Charlie Kirk, Laura Loomer), ma fallì. Elon Musk criticò pubblicamente l'idea di un perdono.
Ver assunse Christopher Kise, uno dei "Friends of Trump" (avvocati ex difensori di Trump, con legami stretti al DOJ). Kise sfruttò i contatti con alti funzionari (come Todd Blanche e Ketan Bhirud, supervisore della divisione tasse criminali).
Sotto Trump, la divisione tasse criminali fu ridimensionata (prosecuzioni fiscali crollate di oltre un quarto, molti procuratori dimessi). Kise ottenne incontri diretti escludendo i procuratori di carriera.
La risoluzione
Dopo mesi di negoziati, Ver firmò un accordo di prosecuzione differita (DPA, solitamente riservato a corporation):
Pagò 49,9 milioni di dollari (tasse evase 2014 + interessi/penali).
Ammise un "volontario" fallimento nel dichiarare e pagare tasse su Bitcoin.
Evitò accuse penali, prigione, processo e comparizione in tribunale (firmò da remoto da Maiorca).
Il DOJ lo presentò come vittoria ("responsabilità assunta"), ma fonti interne criticarono: "non si negozia con fuggitivi come se avessero potere". Esperti lo definiscono inedito: "puoi comprare l'uscita da un'accusa penale".
Conclusioni e critiche
L'articolo denuncia un'erosione dell'applicazione delle leggi sui crimini white-collar sotto Trump: accesso privilegiato per avvocati "Amici di Trump", calo drastico delle accuse fiscali, normalizzazione di accordi per miliardari fuggitivi. Segnala uno spostamento: il denaro e le connessioni politiche possono evitare il carcere, influenzando futuri casi crypto e fiscali.
Ver non ha risposto alle domande di ProPublica, mantenendo di aver agito in buona fede su consiglio di esperti.
In sintesi, un'inchiesta che evidenzia favoritismi e indebolimento dell'applicazione della legge fiscale per i ricchi, grazie a legami trumpiani.
L'articolo è pubblicato da ProPublica, lodata per l'accuratezza e l'impatto delle sue inchieste (ha vinto numerosi Pulitzer), c'è un consenso tra valutatori indipendenti su un'inclinazione di centro-sinistra, dovuta principalmente alla scelta dei temi (spesso su ingiustizie sociali, corruzione governativa e diritti civili, che possono allinearsi con prospettive progressiste).
Non è considerata estremista o faziosa, e la sua credibilità fattuale rimane alta


ProPublica
How “Bitcoin Jesus” Avoided Prison, Thanks to One of the “Friends of Trump”
Billionaire fugitive Roger Ver was facing federal criminal charges until he sought the services of a select club of President Donald Trump’s form...






L'account X (Twitter) di Gloria Zhao (@glozow), una delle maintainer principali di Bitcoin Core, è stato compromesso presumibilmente tramite social engineering (ingegneria sociale) intorno al 20 gennaio 2026.Gloria Zhao ha confermato sul suo profilo GitHub di non controllare più l'account: password, email e 2FA sono stati cambiati dagli attaccanti.
Gloria Zhao ha recuperato l'accesso in seguito e ha postato:
"My account was hacked. I have now regained control."
L'episodio ha sollevato preoccupazioni nella community perché Gloria ha accesso diretto al merge di codice su Bitcoin Core, il client di riferimento per la rete Bitcoin. Un account compromesso di una figura così centrale potrebbe teoricamente essere usato per diffondere disinformazione pericolosa o tentare phishing mirato verso altri dev.
Fonti significative che ne parlano:
Post di
@secsovereign
che sottolinea il rischio sistemico: 

Chainalysis ha appena lanciato Workflows, una nuova funzionalità no-code che permette a chiunque (anche senza competenze tecniche da data scientist) di ottenere insight avanzati e automatizzati sulla blockchain.
Con Workflows, in Chainalysis Data Solutions, si possono eseguire analisi complesse – come tracciare transazioni attraverso servizi, espandere cluster di threat actor o rilevare minacce – semplicemente compilando un'interfaccia guidata "fill-in-the-blanks", senza scrivere una riga di SQL o Python.
Quello che prima richiedeva ore/giorni e specialisti ora si fa in pochi click.
Un ulteriore passo contro la privacy delle transazioni.
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